La grande festa Americana

Il SuperBowl è la vera festa americana. Certo il Thanksgiving o 4th July sono feste “rosse” sul calendario, ma La Partita ha un posto speciale nel cuore di ogni statunitense che si rispetti.354x200-super-bowl-7099

L’edizione XLVII si giocherà Domenica 3 Febbraio ore 18.30(0.30 in Italia, ESPN America e Sportitalia 2) a New Orleans(alla decima esperienza con il Superbowl) nel rinnovato SuperDome,rinominato Mercedes-Benz Superdome dopo la sponsorizzazione nel 2011 da parte del costruttore di Stoccarda.

Il SuperDome

Il SuperDome

Un impianto da 76468 posti a sedere, manto erboso sintetico e al coperto. La struttura ricostruita in buona parte nel 2006 dopo il disastro dell’ Uragano Katrina è costata complessivamente 193 milioni di dollari. Un investimento che ha reso il Superdome un complesso sportivo polifunzionale. Infatti nel 2012 si sono tenute le Final Four del basket NCAA. Ma il Superbowl può essere paragonato ad un olimpiade, così la città di New Orleans si è attrezzata e preparata per un evento speciale, che quest’anno, inoltre, è concomitanza con l’evento più caratteristico della città: il Carnevale. La “Big Easy”, questo il soprannome della capitale della Louisiana, è stata ristrutturata da cima a fondo nei suoi quartieri più caratteristici, ad esempio il famoso Distretto Francese,

il Distretto Francese

il Distretto Francese

e nelle zone più frequentate, come il Central Business District(dove sorge lo stadio). Anche l’aeroporto “Louis Armstrong” è stato rimodernato. L’amministrazione prevede nel weekend del Superbowl un affluenza di 100-150mila persone, dunque un grande sforzo logistico. L’accoglienza è stata preparata nei minimi dettagli(acquistata una nuova flotta di taxi), hotel rinnovati e sicurezza molto accurata e rigida. Lodevole l’iniziativa “walk-able Superbowl” che permette di raggiungere a piedi tutti i luoghi della finale NFL.

I media sono in trepidazione, la CBS trasmette dirette non-stop dalla Louisiana a tutte le ore del giorno presso il Waldenberg Park sulle sponde del Missisipi, in quello che è stato rinominato Verizon Superbowl Boulevard. In tutta la città si susseguono eventi organizzati dagli sponsor, da sottolineare i concerti di Justin Timberlake, Pitbull, Flo Rida, Stevie Wonder e dei Train. Ma la grande attesa per gli appassionati di spettacolo, sarà l’Half-time show: il grande concerto dell’ intervallo, sponsorizzato dalla Pepsi con fior fiore di milioni. Quest’anno salirà sul palco l’ affascinante Beyoncè,

Beyoncè pronta per il SB

Beyoncè pronta per il SB

accompagnata nella performance dall’immancabile marito Jay-Z, proporrà anche un inedito, “Nuclear”. Ma il tradizionale inno nazionale prima dell’inzio dell’incontro sarà cantato da Alicia Keys(gli organizzatori, forse, sono voluti andare sul sicuro, visto che Beyoncè durante la cerimonia di insediamento del presidente Obama aveva cantato in playback).

Ma tutto questo è solo il contorno, il vero Superbowl è quello che si gioca sul prato con la palla. La sfida fra i “pentacampioni” San Francisco 49ers e i Baltimore Ravens, allenati dai fratelli Jim e John Harbaugh, è una delle più incerte degli ultimi anni. “Quelli della baia” arrivano con il favore dei pronostici(una regular season migliore rispetto alla franchigia del Maryland) ma con qualche dubbio in più dopo i playoff. Le prestazioni contro Green Bay e Atlanta non sono state così convincenti come si credeva. La difesa è stato il punto forte dei Niners, un puntello per la squadra. Guidata dai Linebackers Aldon Smith(20 sack in stagione), Navarro Borman e Patrick Wills è stata ottima contro passaggi e corse durante tutta la regular season e anche nei PO ha fatto sentire il suo peso. L’attacco, invece, ha barcollato un po’ nella postseason. Il QB Kaepernick

Kaep

Kaepernick, 49ers

ha fatto il suo, ma quando trova una difesa che non concede tanto(troppo) come quella dei Packers(Kaep nella sfida contro GB ha corso ben 181 yds) si trova leggermente in affanno, pur avendo un discreto braccio per lanciare. Contro Atlanta la difficoltà si è vista nella prima parte di gara. Correndo così tanto Kaepernick intasa lo spazio per il Running Back Frank Gore che ha visto ridursi le play option non di poco rispetto all’era Alex Smith. Ma questa potrebbe essere usata come arma contro la solida difesa di Baltimore. Un linebacker sarà sicuramente a guardia del QB, lasciando così più sguarnita la retroguardia sulle possibili corse di Gore eventualmente utilizzate. D’altro canto SF, però, può fare affidamento su due Wide Riceiver di tutto rispetto come Micheal Crabtree e Randy Moss, coadiuvati dal Tight End Vernon Davis, tornato davvero utile nei playoff . I 49ers sono una squadra compatta, creata a sua immagine e somiglianza da Jim Harbaugh, un coach con le idee molto chiare e decise, a volte impopolari, ma vincenti. Vedremo se riuscirà a prevalere sul fratello John.

John Harbaugh non ha il favore dei pronostici, ma ha dalla sua l’esperienza del leggendario Ray Lewis,

Ray Lewis, leggenda a Baltimore

Ray Lewis, leggenda a Baltimore

veterano di mille battaglie e unico reduce della vittoria dei Ravens nel Superbowl del 2001. Nonostante l’età(37 anni suonati) il mitico Ray è riuscito ha mettere a segno ben 44 tackle nei playoff, cifra incredibile. I mezzi fisici non sono più quelli di una volta, ma per i 49ers un Ray Lewis all’ultima partita della carriera(ha annunciato il ritiro a fine stagione) è una delle cose peggiori che potessero capitare.

I Ravens del 2012 possono essere paragonati ai NY Giants versione 2011. Una RS non ecclatante, ma ai playoff sono venuti alla ribalta inaspettatamente. I NYG hanno sconfitto in finale i NE Patriots strafavoriti grazie ad un grande cuore e una grande prestazione del QB Eli Manning. E proprio il QB dei Ravens, Joe Flacco, può essere l’ago della bilancia di questo 47esimo SuperBowl. Considerato dagli esperti un eccellente giocatore, Flacco si è dimostrato inconstante nella sua carriera. Ma in questi playoff sta mostando il contrario. Al divisional round contro i favoritissimi Denver Broncos di Peyton Manning ha capovolto il match con grandissime giocate sotto pressione.

Bisogna considerare anche il fatto che il pacchetto di ricevitori di Baltimore è complessivamente migliore di quello di San Francisco. I ricevitori Boldin e Torrey Smith sono risultati decisivi contro New England nel conference round e il TE Pitta è sempre un bersaglio appettibile per i lanci di Flacco.

il pallone de "La Partita"

il pallone de “La Partita”

In conclusione, sarà un match teso, giocato sul filo del rasoio e deciso, molto probabilmente, da giocate dei singoli. Analizzando freddamente i numeri si sarebbe portati a favorire i 49ers, ma la capacità di Flacco di centrare delle big play può far pendere il pronostico dal lato dei Ravens. E poi le migliori storie hanno un lieto fine, quella di Ray Lewis può mancare l’appuntamento?

Nikolas Subrani (@niksubra)

Il giovane KG

Greenville, Carolina del Sud. Quartiere di Nickeltown, classico sobborgo nero di una cittadina di provincia del sud-est degli Stati Uniti.

Greenville, South Carolina

Greenville, South Carolina

In questo contesto nasce Kevin Maurice Garnett, nel 1976. Figlio indesiderato, da una relazione indesiderata. La madre di Kevin, Shirley Garnett tiene, infatti, nascosta l’identità del padre al figlio. Troppo vergognoso il ricordo di una relazione burrascosa per una ragazza cresciuta nell’ambiente dei Testimoni di Geova. Ambiente culturale così rigido e chiuso che Garnett festeggerà per la prima volta il Natale solo all’età di 19 anni. Si sa, nelle “borgate” a maggioranza nera si conoscono un po’ tutti, così il cugino di Kevin, Shummond, rivelò che i genitori del suo padre biologico abitavano a pochi isolati da casa sua. Catturato da questa rivelazione Kevin costrinse la madre a portarlo a conoscere i suoi nonni. Durante gli incontri che ebbe con loro il futuro KG, venne a conoscenza della storia del padre.

O’Lewis McCullough, detto “Bye Bye 45″, fu un fenomenale giocatore di pallacanestro alla Beck High School. Il suo soprannome deriva dal suo numero di maglia (45) e dal modo in cui irrideva gli avversari dopo averli sconfitti sul parquet (“Bye Bye Baby”). Purtroppo, dopo aver dominato nelle High School dello Stato, a “Bye Bye 45″ non furono offerte borse di studio da parte dei college perchè era ritenuto troppo piccolo fisicamente(era un 6’4”, circa 1.92 m) per potere reggere l’urto del College Basketball. Così si arruolò nell’esercito e iniziò a giocare nelle leghe locali semiprofessionistiche. E’ in questa fase della vita che McCullough incontra Shirley Garnett.

Kevin si infatuò subito delle gesta del padre e iniziò ad interessarsi di pallacanestro, comprò un pallone e si fece costruire un canestro in casa per poter giocare. E ogni volta che c’era la NBA in tv restava incollato allo schermo. Proprio seguendo l’NBA KG si innamorò di Magic Johnson e decise che quello era il suo modello da seguire e che un giorno avrebbe giocato a basket come professionista. All’età di 12 anni KG si trasferì con la famiglia, alla quale si era aggiunto il patrigno (tale Ernest Irby) a Mauldin, una città poco lontano da GreenVille.

Mauldin, South Carolina

Mauldin, South Carolina

Questo evento segnò profondamente Kevin. Infatti a Mauldin conobbe un gruppo di amici che passava le giornate a giocare a basket nei vari campetti della città. Garnett non si lasciò scappare l’occasione e giocando con loro diventò molto amico di Jamie “Bug” Peters, talmente amico da considerarsi fratelli. KG era uno dei più piccoli della compagnia, ma non aveva paura di confrontarsi sul piano fisico con gente più grossa e imponente di lui, la prendeva come una sfida per migliorare sempre di più. Il primo assaggio di basket serio e vero, Kevin Garnett lo ebbe al primo anno da freshman a Mauldin High School nel 1991. La sua prima stagione fu discreta dal punto di vista dei numeri: 12.5 punti, 14 rimbalzi e 7 stoppate di media. Ma la cosa che impressionò di più i suoi allenatori non furono i numeri, ma la sua attitudine al sacrificio in allenamento(dopo gli allenamenti si recava al campetto per provare le cose imparate in modo da padroneggiarle al meglio) e la sua propensione a giocare per la squadra, infatti si sentiva più gratificato da una stoppata o da un assist ben servito piuttosto che segnare un tiro difficile o battere un avversario dal palleggio. Durante l’estate successiva al primo anno , Garnett si allenò duramente da solo e quando tornò in squadra il coach a fatica riconobbe lo stesso giocatore. Negli anni successivi KG prese in mano la squadra e la trascinò. Giocava spalle a canestro, in transizione e gestiva i tempi in difesa, un vero leader. Ma per essere leader nella pallacanestro trascurò la scuola. La famiglia non era entusiasta del comportamento di Kevin e neanche il preside della Mauldin HS, tanto che gli venne offerto dell’extra-tutoraggio per migliorare i suoi voti durante l’anno da junior. Ma l’ormai stella dei Mauldin rifiutò, certo ormai del suo futuro NBA senza bisogno di passare dal college.

Nel maggio del 1994 accadde ciò che Kevin non si poteva immaginare. A scuola ci fu una violenta rissa tra due gruppi di ragazzi. Tra Bianchi e Neri. I bianchi attaccarono i ragazzi di colore, rei di aver malmenato un freshmen indifeso. E la mente di questo agguato, così dicevano le voci, era Kevin Garnett. La polizia intervenne per sedare la zuffa e Garnett fu accusato di linciaggio e arrestato. Fu liberato su cauzione. La reputazione di Mr Basketball del South Carolina(premio vinto proprio quell’anno)  fu sporcata definitivamente. La politica e i media sfruttavano l’accaduto per condannare il razzismo e condannare Garnett per il suo gesto. In questo periodo buio Kevin si rifugiò nel suo amato campetto e lavorò sodo per migliorarsi ancora e dimostrare che era diverso. Nel frattempo, però, la madre allertata dal clima che si era formato attorno al figlio, cercava una modo per allontanarlo dal South Carolina. E un modo si trovò.

Nell’estate del 1994, KG fu invitato ad un camp della Nike e conobbe Ronnie Fields, giocatore di basket alla Farragut Accademy di Chicago. Quando Ronnie venne a conoscenza della storia di Garnett gli suggerì di frequentare il suo anno da senior alla Farragut, dove c’èra un programma per la pallacanestro avanzato, adatto alle sue ambizioni. Senza pensarci troppo accettò l’offerta, e accompagnato dalla madre si trasferì  nella Città del Vento.

Il suo anno da Senior fu una cavalcata trionfale piena di successi verso il successo nel campionato statale. La strada verso la NBA era in discesa. Venne eletto Player of the Year da USA today e vinse il John Wooden Award come Most Outstanding player al McDonald’s All American game, rivaleggiando con futuri campioni del calibro di Vince Carter, Paul Pierce e Stephon Marbury. Più si avvicinava il draft NBA, però, crescevano le inquietudini per KG. Infatti nella draft class 1995 erano presenti giocatori come  Joe Smith, Antonio McDyess, Jerry Stackhouse e Rasheed Wallace, scelte molto più sicure per i GM presenti rispetto a KG. Ma il leggendario Kevin McHale, da poco diventato vicepresidente dei Minnesota Timberwolves, non aveva dubbi sul talento e le capacità di Kevin Garnett, infatti lo scelse alla chiamata numero cinque.

Una nuova stella stava nascendo, un nuovo personaggio che avrebbe spostato gli equilibri della lega professionistica di basket più famosa del mondo era comparso sul palco dei grandi campioni.

Nikolas Subrani (@niksubra)

Mizzou vs Kansas. The Border War

Di Guerre, quelle vere, sul territorio USA non se ne vedono da un bel pezzo per fortuna. Ma ce ne sono ancora tante. Non si combattono con fucili e cannoni, ma su campi da football, basket, baseball, calcio, hockey, lacrosse (chi più ne ha più ne metta), con palloni, mazze, pattini o retine. E’ nel sangue degli Americani rivaleggiare con i vicini di casa per dimostrare la propria superiorità. E’ una deformazione atavica del DNA.

Queste rivalità emergono con prepotenza nelle competizioni universitarie, in cui le squadre  rappresentano veramente un territorio(la cosa è più complicata con le franchigie professionistiche). Una delle più affascinanti e sentite è il Border Showdown fra l’università di Kansas e quella del Missouri.

SHOWDOWN ORIGINS

Questa rivalry ha origini risalenti alla guerra di Secessione, o meglio agli antefatti della guerra Civile Americana. Precisamente al periodo che va dal 1854 al 1861(inzio dello scontro armato fra confederati e unionisti), che venne rinominato Bleeding Kansas. Il Kansas sanguinante. I coloni del Missouri non volevano che i loro nuovi vicini entrassero a far parte della lega anti-schiavitù degli Stati del nord, dunque varcarono il confine in armi e si abbandonarono a efferatezze nei confronti delle cittadine di confine. L’evento più famoso fu il massacro di Lawrence(dove ha sede KU). Durante e dopo la guerra l’astio rimase feroce, ma senza scaturire in scontri armati. Pian piano infatti si trovarono “nuovi” terreni di scontro. E quale miglior campo di battaglia se non lo sport? Nel 1891 tremila spettatori accorsero per il primo “derby” di football Kansas-Missouri tenutosi all’Exposition Park di Kansas City.

Il retaggio della guerra civile ha talmente influenzato le due università tanto da riprendere simboli e usanze. Ad esempio i nomi delle squadre si riferiscono a termini militari. I Jayhawks erano guerriglieri originari del Kansas che combattevano nelle file dell’esercito nordista. Mentre “le tigri”, Tigers, erano un corpo di guardie scelte che difendevano Columbia(sede dell’università del Missouri) dagli attacchi nemici ad ogni costo e con qualunque mezzo.


MODERNI TERRENI DI SCONTRO

Missouri e Kansas ora rivaleggiano nella Border War(dal 2004 rinominata Border Showdown a causa di alcune controversie dopo l’11 Settembre). Una vera e propria gara con tanto di regole e punteggi che coinvolge tutti gli sport in cui gareggiano le due Università. Chi si posiziona meglio nella classifica della stagione(o eventualmente della post-season, ad esempio il torneo NCAA di basket, se entrambe vi accedono) ottiene punti. E per ogni “derby” di ogni sport vengono accreditati punti per la classifica finale. In caso di parità al termine dell’anno viene introdotto in tie-breaker che conteggia gli scontri diretti in certe discipline(Volleyball, Soccer, Football, Men’s and Women’s Basketball, Baseball, Softball) per un totale di 13 partite. 

Da quando è stato introdotto il M&I Bank Border Showdown nel 2002 lo score totale è 8 a 2 in favore di Missouri, che primeggia anche nello score all-time della Border War( con 208 punti a 149.)

Missouri e Kansas non eccellono nel Football universitario, ma quando si incontrano l’attenzione mediatica si accende con dirette nazionali e stadi tutti esauriti. Esisto storie e aneddoti su partite leggendarie che oscillano tra mito leggenda. La prima partita, appunto, si gioco nel 1891, il giorno di Halloween, partita dominata dai Jayhawks.Nel 1911 la partita che si giocò come Homecoming per gli studenti, fu la prima che venne “telegrafata” in diretta.  Dal 2006 per motivi, economici, televisivi e di audience dal vivo, le partite Kansas-Mizzou vengono disputate all’Arrowhead Stadium di Kansas City, casa dei KC Chiefs(NFL). Il trasferimento fu ovviamento oggetto di pesanti critiche, ma Business first of all. Il 4 Novembre 2007, fu la partita dei record. Kansas e Missouri si giocavano il primo posto nel ranking. L’Arrowhead Stadium fece il secondo record di presenze di sempre(80537) e in tv in diretta nazionale fece uno share impensabile per una partita di football di nicchia. Al termine della stagione, Kansas si issò al #1.

Arrowhead Stadium

Ma chi vince, cosa vince? Un simbolo. Un tamburo indiano della tribù Osage, che abitava i territori del Kansas e del Missouri prima dell’arrivo degli inglesi. Chi vince ha diritto di tenerlo fino al match successivo. Su questo meccanismo vigila la Omicron Delta Kappa(una setta universitaria). Ad oggi il bilancio delle sfide sul campo da football è a favore di Missouri 57-54-9.

Nel Basket le cose sono più delineate a favore di Kansas, che ha un programma cestistico all’avanguardia e negli ultimi anni ha dominato anche a livello di torneo NCAA. Infatti il computo delle sfide è 172 a 95.

Ovviamente la sfida come già detto prosegue anche in altri sport. Il più seguito e che quindi merita una menzione è il baseball.

SFIDA (IN)FINITA?

La stagione 2011/2012 è l’ultima che ha visto affrontarsi KU e Mizzou in gare ufficiali, in quanto Missouri si è trasferita dalla Big 12 Conference alla SouthEastern Conference.  Per non far cadere nel dimenticatoio la Border War, Missouri ha proposto di giocare dei non-conference game, ma Sheahon Zenger Athletic Director a Kansas si mostrato contrario all’eventualità.

a sinistra Zenger

Mentre, sempre avvallando l’ipotesi di Zenger, Bill Self head coach della squadra di basket dei Jayhawks, ha dichiarato che per la sua squadra è più probante giocare con altre formazioni, ospitandole all’Allen FieldHouse piuttosto che giocare contro Missouri in un campo neutro, come proposto dai Tigers.

Bill Self

Nonostante tutto, la parola fine definitiva non è stata scritta. Confidiamo che la sfida continui.

Nikolas Subrani (@niksubra)

Bilancio Pre Conference Finals

Eccoci giunti dunque agli atti conclusivi delle due conference! (al momento in cui pubblichiamo a Est ancora non è decisa la seconda finalista che uscirà dalla gara7 tra Philadelphia e Boston).

WESTERN CONFERENCE

Le grandi aspettative che pesavano sulle spalle dei giovani OKC Thunder sono state attese e anzi, i bianco-blu hanno dimostrato uno strapotere quasi inaspettato. Facilissimo 4-0 ai campioni in carica dei Mavs, dominati in ogni zona del campo. La difesa Mavs ha sofferto tantissimo la partenza di Tyson Chandler, che nelle scorse Finals era risultato una pedina fondamentale negli equilibri della serie. Il Finals MVP in carica, Dirk Nowitzki ha accusato il peso degli anni e non è riuscito nell’impresa di creare grattacapi alle twin towers made in Oklahoma, Ibaka e Perkins. Proprio Air Congo sarà una tessera fondamentale per lo scacchiere di Brooks in finale contro gli Spurs, poichè è riuscito da solo a limitare le altre torri gemelle, questa volta made in L.A, sponda gialloviola. Infatti Lakers che al primo turno avevano faticato e non poco con gli ottimi Denver Nuggets, sono stati spazzati via in cinque gare dai big three Durant-Westbrook-Ibaka nonostante un reparto lunghi invidiabile e un Mamba ispiratissimo. Proprio Kobe Bryant e i suoi Lakers sembravano l’ostacolo più ostico e invece sono stati asfaltati da Durant nelle prime due gare e in gara 4 e gara 5 da Russell “Run-Russ-Run” Westbrook. L’altra finalista, come già detto, sono i San Antonio Spurs, 8 gare di playoff disputate e già hanno più vittorie dei Bobcats! Cosa c’è da dire, fenomenali davvero gli uomini di Popovich che al primo turno hanno fatto assaporare cosa sono i playoff ai giovani Utah Jazz e nel secondo turno hanno spazzolato per bene i Clippers di Chris Paul. I Clippers arrivavano da una esaltante vittoria in gara7 contro Memphis, ma l’entusiasmo non è bastato contro l’organizzazione e la mentalità degli Spurs. Tonino Parker sempre più MVP romantico della lega, Manu Ginobili è sempre capace di prodezze e Tim Duncan è immenso. Sarà una finale di conference con i fiocchi quella che inizierà Domenica 27 Maggio in Texas.

Eastern Conference

Boston ha mostrato che i suoi veterani sanno ancora fare la differenza. Garnett sembra avere 10 anni di meno e Paul Pierce non è mai stato così decisivo. Rondo è the magician e fa quello che vuole, ogni tanto troppo(squalificato in gara 2 contro Atlanta). Philadelphia ha strappato il pass per il secondo turno a dei tristi Chicago Bulls, orfani di Derrick Rose(fuori 8-12 mesi) e Noah, in gara7. Escludendo il fattore infortuni resta l’impresa della banda Collins che è riuscita nell’upset da seed n.8 a passare il turno. Infine arriviamo al capitolo Miami Heat. Vittoria facile contro gli indecifrabili Knicks e sofferenza pura per 4 gare con Indiana, poi si è acceso Wade e la contesa si è chiusa. Per appronfondire aspettate il pezzo di @Jacksix__.

PREVISIONI FINALI DI CONFERENCE

Ad Est se la finale sarà Heat-Sixers sarà probabile un 4-1 Miami, al contrario la questione sarà più complessa se dovessero giungere in finale i Boston, ma comunque gli Heat a meno di scossoni dovrebbero cavarsela in sei partite. Ad Ovest gli Spurs faranno fatica a contenere l’esuberanza dei Thunders ma esperienza e fattore campo dovrebbero bastare. 4-3 Spurs.

Nikolas Subrani @niksubra

Recap Gara 1: Mavericks vs Thunder 98-99

Poche storie, la frase che riassume la gara senza troppi tecnicismi è questa: i vecchi capobranco non vogliono cedere il loro posto ai giovani leoni senza farli sudare.
E in effetti i Mavs l’hanno rischiato seriamente di ribaltare il fattore campo della serie e andare in vantaggio per 1-0.
Ricordiamo che Dallas sarà pur vecchia e a corto di giocatori, ma rimane uno dei migliori team difensivi della Western Conference. Inoltre ci sono pur sempre Wunderdirk e Jason “The Jet” Terry, due che possono cambiare le carte in tavola. Dallas può strappare almeno le due partite casalinghe, giocando così.

Inside the game.

Inizialmente i Mavs riescono a partire bene per poi prendere la testa del Match arrivando anche a più otto(23-15) a tre minuti dalla fine del primo quarto, frazione che chiuderanno sopra 26-22.

Nel secondo quarto i Mavs tengono botta e chiuderebbero il secondo quarto in vantaggio se non fosse per Ibaka che infila allo scadere una tripla pazzesca, la terza della carriera NBA di Air Congo.

Dirk Nowitzki e Durant, protagonisti attesi della serie, chiudono il primo tempo rispettivamente con dieci e undici punti, frutto però di percentuali al tiro non invidiabili: 4-11 per il tedescone e 5-12 per l’ex Longhorns. Molto meglio Terry con 14 punti e 6-7 al tiro e Ibaka con 11 e 5-dal campo.

Nel terzo quarto la musica non cambia molto, Terry continua la sua ottima partita aiutato da Vince Carter. Per i Thunder si mettono in luce Ibaka e Westbrook. Si finisce 69-73 Dallas in vista del quarto finale.

Nell’ultima frazione i Thunder si fanno sotto e raggiungono il pareggio 82-82. Ma sull’85-84 Mavs parte il Dirk Nowitzki Show, che segna 11 punti nei 5 minuti finali della partita e porta i Mavs sull’94-87 a due minuti e mezzo dalla fine. C’è però il ritorno di fiamma di Oklahoma che piazza un 7-0 con Durant e Ibaka. Dirk con due liberi riesce a dare il vantaggio 98-97 ai texani a 9 secondi dalla fine, ma Durant con una magia segna il tiro della vittoria nonostante l’ottima difesa di Marion. Con solo 1.5 secondi e nessun time-out a disposizione i Mavs non possono far molto, il tiro della disperazione di Marion si perde dietro il tabellone. Ai Thunder il primo tassello della serie.

Appunti.
Nowitzki e Durant chiudono entrambi con 25 punti, ma il tre volte miglior marcatore della lega porta alla causa il tiro della vittoria, quattro stoppate e quattro assist. Ibaka mette a referto un carreer high di 22 punti e Harden segna 19 punti al ritorno dopo la tremenda gomitata ricevuta da Metta World Peace. Senza dimenticare i 28 punti di Westbrook, top scorer del match, con 13-23 al tiro, niente male conoscendolo. Terry mette dentro 20 punti con 8-10 al tiro ma il ventello arriva nei primi tre quarti: nell’ultima frazione un unico tiro preso(sbagliato) grazie alla difesa attenta dei Thunder e all’abile mossa di Scott Brooks che mette Westbrook a mordere le caviglie del Jet. Nowitzki stesso dirà: “Dobbiamo cercare di liberare meglio Jason(Terry), era in forma ma nell’ultimo quarto non siamo riusciti a dargli il pallone”.
I Mavs con zero punti in contropiede nell’ultimo quarto(contro i 7 di Oklahoma), solo il 36.9% al tiro e un parziale negativo di 12-4 nei minuti finali, perdono una gara che avrebbero potuto vincere, ma dimostrano di non essere spacciati in partenza come molti pensavano.

Next Games Preview

Nowitzki non può pensare di entrare in partita così tardi se vuole dare fiducia alla squadra e vincere qualche partita. Scott Brooks tenterà di arginarlo con Ibaka e Perkins(il secondo decisamente più pronto in questo compito nella prima gara), ma se lui si esalta, c’è poco da fare per chiunque. Terry dovrà ricevere un maggior aiuto da parte della squadra, poteva essere il match winner ma la difesa dei Thunder l’ha fatto sparire.

Harden è sicuramente il candidato più credibile al premio di sesto uomo dell’anno e anche stavolta l’ha dimostrato(19 punti, ndr), nella corsa al titolo sarà molto importante.

“Problema” Westbrook: se le sue percentuali sono queste(13/23), Oklahoma è inarrestabile e potremmo vedere questi festeggiamenti anche a Giugno

Analisi Playoff:Lakers-Nuggets

Prima di cominciare diciamo che c’è un po’ d’Italia da tutte e due le parti.Messina a fare il gioco offensivo dei Lakers e Gallinari nei Nuggets come principale esterno offensivo,se così lo possiamo definire in quanto nei Nuggets segnano tutti.E a volte anche molto.Ma non vorrei sembrare un pietoso campalinista che tifa Nuggets per Gallo e Lakers per Ettore,quindi proseguiamo.

-PUNTO DI VISTA LAKERS

Sui Lakers sappiamo tutto,ed il contrario di tutto così come di Kobe,Gasol,Bynum e Coach Brown.Ci sono stati molti,troppi problemi durante la Regular Season,ma immagino che ora che si fa sul serio l’esperta compagnia  metta da parte il gossip e altre rumors che in una piazza coma LA sono il pane quotidiano.Quindi passiamo alla parte prettamente più tecnica,e partiamo,come suole a me,dall’attacco.

I Lakers giocano un basket strano.E spesso la palla finisce a Kobe.Che può essere una cosa positiva ma quando il Mamba non è in giornata,e a volte capita anche a lui,la situazione assumo un nero colorito.Quindi le chiavi sono anche qui il ball movement.Se la palla gira i Lakers hanno molti opzioni che faranno male ad una difesa a volte ballerina di Denver.Molto dipenderà anche da Sessions,che deve invertire l’ultimo trend,e ritornare sui livelli di marzo.Ma la cosa più importante sarà il tiro da tre,se Barnes,Blake la mettono da dietro la linea,per i Lakers si aprono molte porte.

In difesa invece sarà difficile contenere l’esplosività di Faried,McGee, e Lawson su tutti.Se poi i Nuggets decidono di metterla sulla corsa e sulla fisicità diventa dura per i Lakers già solo provare a difendere.Karl a quanto pare attuerà questa tecnica.”Hockey rotation”.La parola usata da Karl.Quindi un tutti dentro,in poche parole,solo per correre,correre e ,guess what?,correre.Per sfruttare la maggiore velocità.Anche qui Sessions sarà l’ago della bilancia,se riuscirà a limitare Lawson l’attacco Nugs sarà molto statico.In generale serve comunque una forte difesa da parti di tutti.

-PUNTO DI VISTA NUGGETS

I Nuggets in attacco devo sfruttare le molteplici bocca da fuoco.Sarà importante l’apporto della panchia,quindi di McGee,Mozgov,Harrington.Se sono in giornata,in difesa sopratutto per i primi due,i Nuggets hanno molti vantaggi,e molte opzioni.Se Lawson riuscirà e scampare la trappola difensiva di Sessions potrà usufruire della sua potenza fisica per molti scarichi e conclusioni nel traffico.Anche qui il tiro perimetrale sarà un’arma fondamentale.L’assenza di MWP,è un grande vantaggio.

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In difesa,dovranno sfruttare la deep rotation per neutralizzare i 5 giocatori offensivi dei Lakers.Il quintetto,perchè LAL non ha uno straccio di panchina.Anche qui potrebbero puntare tutto sul contropiede difendendo i primi 10 metri in modo forsenatto.

PRONOSTICO

Vedo i Lakers favoriti solo per il #24 perchè qualcosa dovrà fare,siamo sempre in postseason.I Nuggest saranno un ostico problema,però.4-3 Lakers,che si demoliranno al 2° turno.

Analisi Playoff: Bulls-76ers

Dopo i miei onorevoli colleghi, che come al solito hanno svolto il loro lavoro splendidamente, arrivo io. Più tardi degli altri: un po’ come Javale McGee e la comprensione del gioco.

Premesse.
Per il secondo anno consecutivo i Bulls sono primi nella Eastern Conference con il miglior record della lega(50-16). Tutto questo nonostante i vari infortuni di Derrick Rose durante la Regular Season: ventisette gare saltate e solo cinque apparizioni nelle ultime ventisei gare della stagione. Carlos Boozer e Kyle Korver sembrano in gran spolvero, quindi si spera di evitare le pessime prestazioni della scorsa primavera. Tutto questo fa dei Bulls una squadra in salute. Non si può dire lo stesso di Philly, dato che il record da metà febbraio in poi recita un impietoso 11-21 se si escludono le ultime cinque gare della stagione(4-1). fastidiosamente con il 20-9 messo in cascina precedentemente. Tra l’altro le prestazioni di un uomo importante come Jodie Meeks hanno avuto un flop(11 su 41 al tiro da tre nel mese di Gennaio). D’altro canto, i Sixers possono pur sempre contare su un Iguodala che ultimamente ha più fiducia in attacco e su Elton Brand che sembra aver ritrovato il suo Jumper.

Into the series:

The protagonists.

Sicuramente su entrambe le sponde abbiamo dei leader indiscussi: Derrick Rose e Andre Iguodala. E la logica suggerisce loro come protagonisti. Ma nel caso dei Bulls, almeno per questa serie, la palma va a due giocatori: il playmaker dell’Illinois, per l’appunto, e Luol Deng. Rose non è ancora del tutto guarito dagli infortuni, non è ancora in grado di essere quel penetratore strepitoso a cui siamo abituati ma sarà lo stesso importante: deve usare questa serie per tornare al meglio in vista di sfide più impegnative e deve aiutare la squadra con i jumper sui quali ha fatto molto affidamento nelle partite post-infortunio. Il suo ruolo più importante sarà da protagonista dietro le quinte: deve tornare al massimo o per Chicago le chance si riducono parecchio, la post season non perdona. Con Rose a mezzo servizio, dunque, Luol Deng dovrà dimostrare di essere un vero All-Star. Non potrà permettersi troppi errori al tiro e dovrà dimostare di poter essere uno strepitoso difensore perimetrale anche quando i giochi si fanno seri. Come ho detto in precedenza, per Philly pesco Andre Iguodala. E’ sicuramente il giocatore di maggior talento nel team della città dell’amore fraterno, sa fare praticamente tutto: passa il pallone; prende i rimbalzi; segna e attacca il canestro grazie alle sue doti atletiche ed il tiro non è certo un punto debole(oltre il 39% da tre in stagione); difende divinamente. Un giocatore che può mettere a referto una tripla doppia come se fosse la cosa più semplice del mondo. Dovrà prendersi maggiori responsabilità in attacco.

Non protagonist actors.

I lunghi di Chicago.

I Bulls possono vantare uno dei reparti lunghi più affiatati della lega. Boozer porta alla causa punti e rimbalzi, Noah una scarica di grinta e adrenalina che in pochi hanno. Taj Gibson e Omer Asik dalla panchina muscoli e lavoro sporco. Questi quattro lunghi sono importantissimi nei meccanismi di coch Thibodeau con i loro aiuti difensivi e i loro continui spostamenti. Per Philly sarà difficile contenere questi signori con i soli Brand e Hawes. Ago della bilancia per Philadelphia sarà Louis Williams. Il candidato al premio di Sixth Man of The Year(e sottolinerei, meritatamente) è un scorer puro e dovrà trovare il modo di spaccare la collaudata difesa dei Bulls con le sue penetrazioni o aprendo il fronte di difensivo con dei tiri dall’arco. Jrue Holiday dovrà amministrare la squadra in attacco e potrebbe avere l’ingrato ruolo di ingabbiare Rose negli accoppiamenti difensivi. E’ un ottimo difensore, ha le doti per non sfigurare.

Keys.
The defense. Quelli che si fronteggeranno sono due dei migliori team difensivi dell’intera lega. Vuoi per la qualità dei giocatori presenti nei roster, vuoi per il credo professato da Doug Collins e Tom Thibodeau. Questa è dunque una serie che si giocherà soprattutto in difesa. E da questa punto di vista i Bulls sono in vantaggio, perché la loro è una di quelle difese che constringe a cambiare il ritrmo, che scombussola dalle fondamenta il gioco offensivo avversario.
Ricordiamoci però che la difesa di Chicago non è molto propensa al furto di palloni, e Philly vanta il minor numero di Turnovers (11.2) in stagione. perciò qualche problema potrebbe sorgere.
Dei lunghi abbiamo già parlato in precedenza. Questa potrebbe essere un gap fin troppo ampio da colmare per i ragazzi di coach Collins, che dovranno affidarsi ai punti perimatrali. Ma quanto davvero concederà la difesa di Chicago?
Attenzione a non perdere il duello Iguodala-Deng, due tra le migliori ali per quanto riguarda la difesa sul perimetro.

The Bench.
Chicago potrà contare sull’apporto di una panchina molto profonda e di C.J. Watson, playmaker che non ha fatto sentire troppo la mancanza di Rose. Dovrà tenersi pronto e sostuire Rose non appena coach Thibodeau lo chiamerà in causa. Korver e Hamilton proveranno ad aprire la difesa con il loro tiro, anche se potrebbero avere qualche problema con i difensori perimetrali che Collins gli sguinzaglierà dietro. Gibson e Asik, li abbiamo già citati, ma val la pena ricordare quanto saranno importanti. Menzione speciale per Brian Scalabrine, lui come il Signor Wolf risolve i problemi: aiuterà a scaldare la panchina e a portare il Gatorade. Tralasciando questa nota un po’ penosa, se Philly vuole avere la speranza di portare a casa qualche partita(la serie, sinceramente, sembra un po’ difficile) dovrà raccogliere il massimo da giocatori atletici come Thaddeus Young e Jodie Meeks, che dovrà anche ritrovare il tiro da tre. Evan Turner non sembra ancora in grado di poter essere un leone, ma dovesse entrare in stato di grazia per questi playoff Chicago dovrà inventarsi qualcosa per arginarlo.

The verdict.

Non è una serie dall’esito impronosticabile. Chicago è più in forma, ha una panchina più lunga e dei lunghi migliori. Ha anche fame, la seconda Regular Season consecutiva chiusa al primo posto va certificata almeno con l’accesso alle Finals. Philadelphia ci proverà, tenterà di mettere in difficoltà i Bulls e almeno una tenterà di portarla a casa. Per quanto mi riguarda, 4-1 Chicago e qualche discussione in casa Sixers sul futuro.

Mattia Moretti