[Fantasy] Recap Week 2 parte 2

MaaD Guys – Mbenga Team 5 – 7

Bastano i 35-35-25 di Batum agli amici di Mbenga per battere e sbattere i campioni in carica. I MaaD possono dire addio alla stats della FG% dato che hanno in roster un Kobe on fire come mai in carriera, in più se Blake Cucciolone Griffin piglia 16 rimbalzi in una settimana le bestemmie sono assicurate. Per fortuna ci pensa ‘Kieff Morris.

P.S: Jeremy Lin grazie a Kobe tira col .667, ma non perchè tira bene, perchè tira solo in garbage time.

#DareToBoris – Team Barabba 2.0 5 – 7

#CossuStaiSereno si affida agli splash brother made in Praha Harden-Thompson per battere IL Giorgio. Oh IL Giorgio c’avrebbe anche Tony Wroten che sfiora i 100 punti settimanali, ma il Cossu di Cekia, tra una bionda al malto e una bionda con un culo che canta, schianta ogni avversario che gli capita a tiro. Quest’anno per pararsi il culo del possibile flop della sua Cleveland annega i dispiaceri nel Fantasy.

Niggas Team – Brand’s Hatch 10 – 2

Claudino Lamentino piano piano, quatto quatto si ritaglia un ruolo da contender. E sarebbe anche il caso, ma ha pescato Love alla treeeeaahahahah. Infatti adesso lo vuole cedere. Un vecchio adagio direbbe “andare con lo zoppo si impara a zoppicare”. Le troppe trattative con Franzoi lo scorso anno lo hanno destabilizzato. Franzoi 2.0. Per Brando, invece, non era settimana. Però Holiday schiaffa 26 assist.

New Slaves Team – Los Pollos Hermanos 5 – 8

Nowitzki ha finalmente ingranato e Mattia il Pad(o)awan si riprende dalla sconfitta alla week 1 vincendo un matchup davvero tosto contro Derapalino. I New Slaves sono stati traditi dalle scommesse del draft come Mo, Terrence Jones e MKG. Steph tira la carretta, ma Drummond si mette a discutere con Asik sulle alette di pollo dell’Alabama e il patatrac è fatto. Dall’altra parte del campo Paul e Leonard, a cui le alette fanno schifo e preferiscono il cibo italiano, ringraziano.

[Fantasy] Recap Week 2 pt. 1

Celtickers – Venice Robber 4 – 8
Subrani da buon Celtic conta su una batteria di lunghi di tutto rispetto, ma il reparto esterni è affidabile come le caviglie di Smart, il jumper di Larkin e le ginocchia di Wade insieme. Il buon Lowry ci prova ma è un bulldog solitario. Seccato dalle due C del suo cuore, Celtics e Cesena il nostro eroe deve fare I conti con 1000 infortuni e con il solito ottimo 32% dal campo di Mayo, che se Bisolone allenasse in NBA non vedrebbe il campo nemmeno con il lanterino. Work in Progress.
Il vate Franzoi vince e si porta al settimo posto a modo suo. Sfrutta ben 6 cambi dei 30 totali in pochi giorni, bestemmia nella sua lingua con 8 post diversi, si lamenta per gli infortuni (sempre convinto che a noi altri non succedano queste cose) e poi la fa sua, ricordandoci quanto ce l’avesse detto per un mese che avrebbe vinto. Dorme con la canottiera di McDaniels ormai da qualche mese ma come sempre deve ringraziare Hayward, da lui definito meglio di James per giocare ai Cavs. Il solito Franzone.
Black Bastards – Atletico Tavernello
Black Bastards : Il rookie preferito dal pubblico vive una settimana di alti e bassi e si trova a dover affrontare subito la corazzata Tavernello del suo fellow Laker Edo. Non ha particolari infortuni, non fa cambi, insospettabilmente si affida a Wesley Johnson e Darren Collison e per poco gli va anche bene. Tira molto meglio dal campo dei Lakers con un ottimo 47% ma perde senza eccepire sui grandi numeri. A differenza del suo idolo Kobe però il tempo è dalla sua. Zio on the rise.

Per completare la mia guest entry come writer ignorante della settimana, la squadra più forte di questa lega, incredibilmente e insospettabilmente capitanata dal buon Edo. Ha ben 8 giocatori che segnano più di 60 punti in settimana, Boogie ne fa 90 con 41 rimbalzi in 4 partite e per il rookie non c’è scampo. Rimane stabilmente al primo posto tanto quanto I suoi Lakers ultimi e celebra a modo suo. Si guarda tutti I 13,418 tiri sbagliati di Kobe in NBA dando un sorso di Tavernello a ogni errore. Stoico.

Alessandro Cossu

[Fantasy] Recap week 1

Celtickers @ #DareToBoris 7-5

Subito una sfida divisionale da far impallidire la Promozione Calabrese, che in confronto è una rimpatriata fra cugini. La sfida si risolve in favore dei Celtickers grazie ad un Wade da 49-15-20 ritornato al futuro direttamente dal 2006(Lebron U mad?) e in generale grazie ai grandi vecchiacci come Carter e Pierce che non ci stanno a perdere contro una franchigia che si affida agli assist di Elfridio Payton. Bene Vucevic di ritorno da DisneyWorld e Tonino Parker dopo essersi sparato tutto il vino di Pop.

mAAd Guys @ Niggas Team 8-3

Bel tentativo Rudy, ma non basta. I campioni in carica non si fanno intimidire dal Gay di Sacramento che tira col 50% dal campo come mai in carriera, e, nonostante Russel Westbrook decida di spaccarsi per fa compagnia a Durant, dominano nella 3pt% e nei FGM. Punteggio bugiardo nelle STL dove la rubata improponibile di Ryan Anderson fa la differenza.

Black Bastards @ New Slaves Team 3-9

Si sa il battesimo del fuoco al fantasy è sempre un massacro. E Cipollina non si esime. Inoltre si becca contro l’esplosione di Derozan da 71 punti settimanali con 11 rubate. Cornuto e mazziato. D’altro canto i Nuovi Schiavi si confermano tra le corazzate del Basket Foundation Fantasy

Venice Robber @ Mbenga Team 5-7

Franzoi. Una nome, una garanzia. Il vate parte con le sue offerte ancora prima del Draft, immaginandosi scenari che solo la sua mente così superiore alla nostra può partorire, ma al momento decisivo si scioglie come un Kinder Pinguì lasciato fuori frigo dalla mamma per colazione a ferragosto. Punta tutto su Beverley che smazza 32 assist, ma lui lo vuol cedere, così se la prende con Durant infortunato, gli illuminati e il governo. Però Mbenga punisce con il morso del cobra( o la stretta del pitone, vedete voi) anche se è stato tagliato dal manager Giovannini. Sarà stata l’aria di Ferrara o l’odore misto kebab-calzini sporchi dei treni all’ ora di punta di Trenitalia a far rinsavire il nativo di Adria?

Brand’s Hatch @ Atletico Tavernello 3-9

Edo finalmente ha capito come si gioca! E con il suo fido vinello nel bicchiere si prepara a scalare i vertici del fantasy basket, Tizzi permettendo. Eh, perchè la Tizzi è la Tizzi. Dall’altra parte della barricata, Brando ha sì beccato LBJ alla 5, ma forse si è beccato il peggior James da quando esiste il fantasy Basket Foundation… Che chi lasciò cadere James così in basso al draft avesse visto giusto o semplicemente si erano scolati 5 o 6 bottiglioni del peggior Ronco in brick?

Los Pollos Hermanos @ Team Barabba 2.0 3-8

#CossuStaiSereno. Nonostante la vittoria, il buon sardo giramondo Alessandro è stritolato dai dubbi e dalla coscienza. In fondo in fondo lo sappiamo che non perdonerà mai a James l’aver tradito i Cavs nel 2010, ma è troppo attaccato a Cleveland per non capire che questa è una delle poche occasioni per vincere il Larry O’Brien. Ecco allora che si sfoga con i malcapitati Los Pollos dell’altro sardo, ma trapiantato a Padova, Moretti. Privi, tra l’altro, anche di Leonard costretto al forfait da un infezione ad un occhio causatagli da Pop che l’ha costretto (con l’intento di farlo ragionare sul perchè debba rimanere a SA)  a guardare i video di Sanders che tenta di farsi autocanestro.

Per questa Week 1 è tutto, al prossimo appuntamento!

Stay Hungry, Stay #CossuStaiSereno

La lunga notte del Draft

Dire che c’è hype per questo Draft sarebbe sminuire l’hype come concetto.

“Il miglior draft dal 2003”

“Migliore del draft 1984”

Draft 2013

Draft 2013

Proclami sensazionalistici certo, ma alla fine sensati. Dopo l’annata non esaltante dal punto di vista tecnico ci vuole una scossa. La regular season 2013-2014 potrebbe essere ricordata come una delle peggiori della storia della NBA. Troppe, troppe, troppe, troppe squadre in Tank Mode. Qualità della Eastern Conference a livello della UISP nostrana, Western a tirare la carretta della sopportabilità. Ci si salva ai PO con diverse giocate clamorose(qualcuno ha detto Lillard?), squadre di livello sublime(ho sentito gridare Spurs?) e , concedetemelo, ha perso il King. Prezzo del biglietto pagato.

Comunque, Philadelphia vince a mani basse la sfida tra Tankers

nuovo simbolo dei Sixers

nuovo simbolo dei Sixers

davanti ai Bucks, Jazz, Magic, Celtics(ahimè, sob!) e Lakers(caaaalma!). Gli déi del basket, però, pescano l’ennesimo coniglio dal cilindro e la prima scelta va sul Lago, sì per la terza volta in quattro anni i Cleveland Cavs sceglieranno per primi alla giostra dei baby. Poteva mancare poi, dulcis in fundus, la ciliegina sulla torta per farci chiaccherare tutta l’estate? LeBron James esce dal contratto con gli Heat, probabilmente rifirmerà con quelli di South Beach, ma lasciateci sognare e scannarci tra bandwagoners, haters e testimoni del Re.

Veniamo, dunque, alla questione finale: il Draft. Profondo come poche volte è accaduto. Qualitativamente eccelso. Pieno di colpi di scena. Già, colpi di scena: con Embiid che si rompe, Cavaliers come da tradizione inclini a incespicare sul più bello, Celtics e Lakers alla disperata ricerca di superstar(ah c’è anche Melo Anthony free agent eh…), Phoenix imbottita di scelte, Sixers che tentano in ogni modo di liberarsi di MCW, Magic in attesa del colpaccio e Bucks alla ricerca di nuovi spalatori di neve c’è di che divertirsi. Le scosse telluriche al Barkleys Center potrebbero essere forti stanotte. Intanto qualcuno si sta muovendo. I Nuggets acquisiscono Afflalo da Orlando per Evan Fourier e la pick 56. I Rockets spediscono il turco Asik a New Orleans per una prima scelta 2015 e cash, tutto nell’ottica alla caccia ai due super FA.

lasciatemi un po' di ironia dai!

lasciatemi un po’ di ironia dai!

Mentre sto scrivendo Cleveland sta sondando il mercato per delle trade down, così come i Celtics sulle tracce di Kevin Love. Gli unici che pare non ne abbiano un idea sono i Lakers, ma lì solo Otelma può capirci qualcosa.

Nel frattempo cresce l’attesa per i giocatori eleggibili. Prima Wiggins o Parker? I lunghi, merce rara, chi li chiamerà? Doug McDermott stellina di Creighton sarà una steal? Shabazz Napier fresco vincitore con Connecticut riuscirà a scaldare i cuori dei GM? Per rispondere provo a lasciarvi il mio Mock Draft delle prime dieci scelte…

  1. Cleveland: Wiggins
  2. Milwaukee: Embiid
  3. Philadelphia: Parker
  4. Magic: Exum
  5. Utah: Vonleh
  6. Celtics: Gordon. (Se i miei Verdoni dan via Rondo, esigo Smart però!)
  7. Lakers: Smart
  8. Sacramento: Harris
  9. Charlotte: McDermott
  10. Philadelphia: Staukas.
Parker(dx) e Wiggins(sx) saranno le stelle del Draft?

Parker(dx) e Wiggins(sx) saranno le stelle del Draft?

Con questo mio pronotisco vi auguro buon Draft a tutti e che il buon senso dei GM sia con voi!

SkySport 2 ore 01.30!

Nikolas Subrani  (on Twitter: @niksubra)

 

 

SUPERBOOM, SEATTLE SI AGGIUDICA IL SUPER BOWL XLVIII

Un vecchio detto del football recita così: l’attacco fa vendere biglietti, la difesa fa vincere le partite. Mai una frase ha riassunto così bene una partita così importante. Al MetLife Stadium di East Rutherford,

MetLife Stadium

MetLife Stadium

nei sobborghi di New York è andata in scena una delle vittorie più schiaccianti della storia del Superbowl. La cosa potrebbe non essere sconvolgente se non fosse che domenica scorsa si sono affrontate la miglior difesa della stagione 2013-14 e il miglior attacco della storia della National Football League, ovvero si scontravano i Seattle Seahawks della Legion of Boom allenata da Pete Carroll e i Denver Broncos del 5 volte MVP Peyton Manning e del coach John Fox.

Manning(a sx) vs Wilson

Manning(a sx) vs Wilson

Il risultato finale non lascia scampo a recriminazioni, un secco 43-8 in favore dei Seahawks, la difesa ha stravinto. La tattica adottata da Seattle è stata chiara sin dall’inizio: aggressività per non permettere a Manning di mettere in ritmo il suo formidabile attacco(record di Touchdown segnati in una stagione). Infatti già dopo 12 secondi si sbloccava il risultato grazie ad una safety(placcaggio all’interno della endzone) di Avril su Knoshown Moreno. Il tutto si è originato dall’errato snap tra Manning e il centro Manny Ramirez a causa di una “miss-comunication”. La partita, dunque, subito ha preso una direzione complicata per gli uomini in arancione di Denver.

la safety di Avril

la safety di Avril

L’attacco non è mai riuscito ad ingranare e la difesa non è riuscita a contenere la strapotenza fisica dei più atletici(e anagraficamente giovani) Seahawks. All’intervallo è dominio assoluto Seattle, 22-0. La situazione non migliora nel secondo tempo, anzi così come era iniziato il primo, si apre con una marcatura sul ritorno di 87 yards del kickoff da parte di Percy Harvin che ha raccolto il calcio piuttosto corto del kicker Matt Prater. Seattle si porta anche sul 36-0, salvo poi subire il TD di Demaryus Thomas che evita il “blow-out”(il “cappotto”). La linea offensiva, in parte responsabile delle difficoltà di Denver, non ha saputo proteggere il suo fenomenale QB e reggere l’urto della Legion of Boom capitanata dal corner back Richard Sherman(protagonista nel pre e dopo partita di un feroce trashtalk) e dal linebacker Malcom Smith. Proprio quest’ultimo nominato MVP di questo 48esimo SuperBowl effettuando un intercetto e riportando il pallone in endzone con un TD di 69 yards ha, si può dire, spezzato le reni a Denver a 3:30 dalla fine del secondo quarto. Dal 2003 un giocatore difensivo non vinceva il titolo di MVP, allora fu Dexter Jakcson dei Tampa Bay Buccaneers, mentre bisogna tornare al 2001 per trovare un linebacker MVP, proprio quel leggendario Ray Lewis che aveva trionfato 12 mesi fa con i Baltimore Ravens. Un riconoscimento molto significativo tanto più che solo 3 linebacker hanno ricevuto questo premio nella storia della NFL.

l' INT di Smith

l’ INT di Smith

Ma la squadra dello Stato di Washington non è solo difesa, l’attacco è coordinato dal rampante quarterback Russell Wilson dall’università di North Carolina State, solamente al secondo al secondo anno nella lega ma già molto solido e mentalmente pronto a gestire pressioni importanti come quella di un Superbowl. Domenica ha sempre fatto la scelta giusta, pur non mettendo insieme numeri eccezionali(18/25 e 206 yards), ha mantenuto compatto il suo attacco e facendo segnare 2 TD. Poteva perdere la concentrazione dopo un passaggio facile sbagliato per il tight end Zach Miller, ma è rimasto saldo al comando dell’attacco di Pete Carroll, colui che lo scelse al Draft 2012.
Il grande sconfitto, quindi, è l’attacco migliore della storia che non è riuscito a impensierire mai gli avversari. I ricevitori Welker, Decker, Julius e Demaryus Thomas non sono mai stati pericolosi nei pressi della red zone, le corse di Moreno e Montee Ball sono state praticamente nulle e John Fox non è mai stato in grado di trovare contromisure adatte a Sherman e soci. Le armi in più dei Broncos durante la stagione regolare e i Play Off sono state i drive temporalmente molto lunghi, in grado di far rifiatare la difesa in modo che fosse sempre fresca quando chiamata in causa, contro i Seahawks Denver ha avuto il possesso per 28:07 minuti ben quattro minuti in meno rispetto ai Seahwks.

Sherman(a sx) e Mcdonald

Sherman(a sx) e Mcdonald

Risulta evidente come Denver non è riuscita ad imporre il suo gioco e non è riuscita in alcun modo a contrastare l’attacco di Wilson. Molte erano le aspettative sui ragazzi del Colorado, ma al momento fatidico sono stati trascinati verso il baratro della sconfitta da uno dei pochi punti deboli di questa squadra: la fisicità, troppo inferiore rispetto agli avversari.
Per quanto riguarda Manning questa potrebbe essere stata una delle ultime occasioni per portare a due le dite inanellate. Alla soglia dei 38 anni e con dei problemi al collo non di poco conto, si appresta ad affrontare una offseason decisiva per il suo futuro in quanto a Marzo si sottoporrà ad un check up del collo che potrebbe mettere fine alla sua straordinaria carriera.
Il futuro in casa Seahawks, al contrario, potrebbe essere molto promettente. Se in free agency riusciranno a trattenere alcuni elementi della squadra che ha portato il primo titolo nella verde Seattle(l’unica altra apparizione dei falchi di mare era stata nella sconfitta contro Pittsburgh del 2006) potrebbe aprirsi una dinastia destinata a dominare la NFL.
In attesa dello spettacolo, che forse è un po’ mancato al MetLife Stadium, l’appuntamento è fissato per Settembre, data di inizio di una nuova ed entusiasmante stagione di pro Football.

Champs!

Champs!

Nikolas Subrani (@niksubra)

Fabulous Pop

Gregg Popovich, per chi lo conosce basta solamente il nome ad evocare il personaggio. Un uomo difficile da interpretare e comprendere. Ma vincente: 4 titoli NBA come head coach degli Spurs dal 1996 ad oggi. La Storia, con la esse maiuscola, dei San Antonio Spurs e di coach Pop ha intrapreso la direzione attuale nel 1994 quando l’allora assistente allenatore Popovich fu richiamato come GM. Sì, richiamato, perchè il nativo di East Chicago, Indiana,  aveva già contribuito alla causa della franchigia texana dall’ 88 al ’92 servendo sotto le armi di coach Larry Brown, ovvero il suo Maestro.

Popovich(a destra) con Larry Brown

Popovich(a destra) con Larry Brown

Il carattere di Popovich è stravagante e il ruolo di GM non era molto adatto a lui. Durante il suo periodo “dirigenziale” mise sotto contratto Avery Johnson(guardia, con lui nella Golden State di Don Nelson dei primi anni Novanta) e cede Dennis “The Worm” Rodman ai Chicago Bulls di Micheal Jordan in cambio di Will Perdue. Non proprio una genialata. La stagione ’96/’97 non iniziò nel migliori dei modi, con l’infortunio di “The Admiral” Robinson tutto era compromesso, così dopo un avvio con un record di 3-15 Popovich decise di licenziare coach Bob Hill e autonominarsi capo-allenatore. Le cose non migliorarono granchè, infatti gli Spurs terminarono la stagione con un desolante 17-65, l’unica nota positiva era la scelta alta al Draft.

Pop agli albori della carriera di coach

Pop agli albori della carriera di coach

La lottery poteva favorire altre franchigie(i Boston Celtics) ma la proverbiale “fortuna” degli Spurs spinse la prima scelta nel Texas. E la prima scelta al Draft 1997 fu Tim Duncan, la Storia era stata scritta. Probabilmente gran parte della NBA attuale ha radici nella notte di quel Draft, gli Spurs, invece, oltre che in quel giorno hanno radici anche nella vita di Popovich, che ha cambiato tutto nei ditorni di Alamo.
Coach Pop è un “malato” di pallacanestro, maestro di gioco, grande psicologo e “manipolatore” di uomini. Il suo rapporto è diverso da giocatore a giocatore. Ad esempio con Duncan c’è stima e rispetto, si intendono a meraviglia. Il tutto senza proferire una parola, una relazione in cui basta uno sguardo per decidersi, molto virile. Duncan si fida ciecamente del suo coach e Popovich ascolta il parere di Duncan.

Pop e Duncan

Pop e Duncan

Al contrario i giovani giocatori devono entrare nel sistema di gioco degli Spurs, senza se e senza ma. Tony Parker quando arrivò nella contea di Bexar per il suo provino, non andava molto a genio a Pop, che volle testarlo per bene riservadogli un trattamento adeguato nel 5vs5 di allenamento. Tony ne prese abbastanza, ma non disse una parola continuando a giocare e risultando il migliore in campo, stupendo lo staff.

Parker con coach Pop

Parker con coach Pop

Popovich è estremamente convinto che bisogna costruire giocatori, solo così si può raggiungere il successo. Infatti si confronta continuamente con i suoi collaboratori, in particolare il GM R.C Buford(allievo di Popovich) su quali giocatori mettere sotto contratto, quali scambiare(rare le trade in quel di San Antonio), quali pescare al Draft e come muoversi nel mercato Europeo.

Cushman

Popovich ai tempi dell’Academy

Il carisma di coach Pop è anche merito della sua carriera e percorso di formazione. Infatti frequentò la Air Force Academy dove diventò il capitano della squadra di basket delle Forze Armate, ottenendo l’accesso ai Trials per le Olimpiadi del 1972. Ottenuta la laurea, lavorò per un breve periodo alla CIA, la celebre agenzia di spionaggio statunitense, e anche se non si conoscono le sue mansioni, qualche trucchetto l’ha di sicuro appreso. In seguito ritornò in accademia per allenare, e in questo periodo conobbe Larry Brown capo allenatore a Kansas. I due cominciarono a scambiarsi opionioni diventando amici e poi collaboratori proprio a Kansas e a San Antonio quando Brown fu chiamato dai Texani.
Ma ovviamente senza un idea di pallacanestro le vittorie non sarebbero arrivate. La principale idea di Popovich è: “If you dont play D(defense), we dont play you “ . Ovvero senza un gioco duro e applicato in difesa, non giocherai mai nella mia squadra. Tutto questo senza distinzioni tra supestar e rookie. La difesa degli Spurs negli anni delle “Twin Towers” era incentrara nell’incanalare i pallaggiatori verso il centro dove avrebbero incocciato contro Robinson e Duncan. Ma dopo l’addio di The Admiral l’idea di fondo andava cambiata. La difesa attuale di S.A. prevede di spingere gli avversari verso il fondo e contenerli attraverso la rotazione precisa dei piccoli. Spesso, infatti, vediamo un quintetto composto da 4 esterni e un solo lungo. Più che per la difesa, però, i nero-argento sono conosciuti per il loro attacco spumeggiante: prestanti sotto canestro con l’inossidabile Duncan, forti da 3 con tiratori precisi e affidabili, temibili nel pick&roll con l’asse Parker-Duncan e, ciliegina sulla torta, in roster hanno un fuoriclasse come pochi ce ne sono in circolazione: Manu Ginobili. Altra massima “popoviciana” è: “you play like you practice”. Dunque inanzitutto è importante avere a disposizione un centro di allenamento adeguato, quindi per volere di Pop è nata la Spurs Training Facility(rinominata Spursello dal mitico duo Tranquillo-Buffa). Una cittadella di basket tra i serpenti a sonagli del deserto texano. 4 campi regolamentari, palestra attrezzatissima e laboratori medici per tenere sotto controllo le prestazioni dei giocatori. Un tempio dello sport dove Popovich è il padrone: spesso risponde al telefono della facility lasciando a bocca aperta tutti.

Popovich durante il training camp

Popovich durante il training camp

E da vero padre-padrone chiede e ottiene il massimo impegno da suoi uomini in allenamento permettendogli così di migliorarsi e migliorare l’alchimia di squadra. Ad esempio, Parker ha aumentato la sua pericolosità del suo tiro dalla media solo grazie a lunghe  e intense sessioni di tiro in quel di Spursello.

Ogni stagione conferma che Gregg Popovich è sicuramente uno dei migliori allenatori attuali, senza timore di confrontarsi neanche con i grandi del passato. Probabilmente la sua generazione, che comprende anche Phil Jackson(11 anelli, inarrivabile), Larry Brown e Doc Rivers, ha contribuito a mutare il gioco nelle sue idee di fondo. E’ già nella leggenda e appena smetterà di allenare sarà un candidato alla Hall of Fame, ma ciò che lo ha fatto entrare nel cuore dei tifosi di tutto il mondo è il suo modo di porsi verso il pubblico e stare in campo. Davvero unico il suo rapporto con  arbitri(ogni anno per mantenere alta la concentrazione dei suoi, si fa espellere una volta a metà stagione) e giornalisti. Sopratutto è la “dannazione” di questi ultimi, infatti non si spreca con le parole durante le interviste, rispondendo con banalità nel migliori dei casi, con monosillabi nella quasi totalità degli altri. Il suo accerrimo nemico, tra quelli che stanno dall’altra parte del microfono, è Craig Sager l’eccentrico sideline reporter di TNT.
Pop, un uomo nella leggenda.

Nikolas Subrani (@niksubra)

Lakers e Celtics: nobili decadute?

Quando si parla di franchigie che vantano nel palmarès complessivo ben 33 titoli NBA, bisogna usare i guanti di velluto. Celtics e Lakers oltre che simboli della NBA nel mondo, danno vita ad una delle rivalry più sentite negli USA alla quale hanno dato linfa vitale grandissimi giocatori. Da Bill Russel e Wilt Chamberlain a Kobe Bryant e Paul Pierce passando per Larry Bird e Magic Johnson.

History

da sx Bird e Magic, Russel e Chamberlain, Kobe in penetrazione tra due Celtics

Ma per la stagione che sta per cominciare qual è la situazione dei due dei team più amati dagli appassionati?

Lakers, in attesa del Mamba.

Due date per capire la situazione attuale. 18 Febbraio 2013, abbandona questo mondo lo storico proprietario dei gialloviola Jerry Buss. 12 Aprile 2013 Kobe Bryant si lesiona il tendine d’achille in una partita di fine stagione contro i Warriors.

l'infortunio di Kobe

l’infortunio di Kobe contro i GS Warriors

Partiamo dalla società. I Lakers non sono una squadra normale. I Lakers sono un reality, le divisioni tra i figli del compianto Buss, Jim e Jeanie,Jeanie Buss dilaniano le scelte in chiave di mercato e il progetto societario (a dir la verità nella loro storia i Lakers non hanno mai avuto un progetto sportivo in senso stretto, “alla Spurs” per intenderci). Dunque nelle calderone della free agency e delle trade ci si affida alla capacità di mediazione di Mitch Kupchak che per il possibile tenta di accontentare coach, giocatori e proprietari, ma ovviamente il risultato è tutto tranne che accettabile. Chiaro esempio di questa situazione è la questione Pau Gasol, un campione sul viale del tramonto, che è perennemente sul piede di partenza. Però appena qualcuno si fa vivo per uno scambio e le voci cominciano a girare, l’ambiente entra in fibrillazione, destabilizzando giocatori e coaching staff. Non proprio un idillio, dunque, tanto più che l’ambiente attorno alla squadra è uno dei più esigenti del panorama sportivo americano, sia per la stampa, sia per i fans. Dal punto di vista tecnico la situazione, se possibile, è addirittura peggiore di quella societaria. Il gioco di coach D’Antoni è noto. Una run & gun pura. Purtroppo, per i losangelini, Steve Nash non è più quello di un tempo, e i lunghi non sono adatti a questo tipo di gioco, infatti Kaman e Gasol sono tutt’altro che fulmini nei movimenti e dal perimetro non sono pericolosi. In più il supporting cast è giovane, ma il talento latita parecchio. Nick Young è una testa calda(addirittura scartato dai Clippers, il che è tutto un dire), su Sacre, Hill e Meeks è meglio sorvolare(possiamo prendere una grossa cantonata, ma li abbiamo visti già all’opera…), i soli “degni” della storia dei Lakers sono Jordan Farmar(di ritorno dall’Europa) e Steve Blake. Ma oltre alla scarsità di talento, è carente anche la fase difensiva. Non serve essere coach NBA per capire che, se in attacco hai delle difficoltà, devi difendere forte e non lasciare centimetri agli avversari. Ecco forse dalle parti di El Segundo non hanno ancora ben assimilato il concetto. La speranza è che entro il tip-off abbiano fatto i compiti.

Tracy McGrady commenta la prestazione dei Lakers su twitter (segnalata dal mitico @edo_gn)

Tracy McGrady commenta la prestazione dei Lakers su twitter (segnalata dal mitico @edo_gn)

E poi manca Kobe, la seconda data prima citata, ha dimezzato le capacità offensive dei lacustri. Infatti attorno a Kobe ruotava, e continuerà a ruotare, l’attacco di L.A non solo per le sue capacità di scorer ma anche per il suo carisma e la sua presenza che attira su di sè le difese avversarie. Ecco quindi che l’ambiente sembra rassegnato ad una stagione mediocre, in attesa del rientro del Mamba, per sperare che quest’ultimo sia in grado di tornare ai livelli pre-infortunio.

Celtics, alba di una nuova era.

Il GM Danny Ainge ha fatto la sua scelta. Le chiavi del Boston Garden passano a Rajon Rondo, dunque via i giocatori con contratti pesanti, senza guardare a storia o affetti. Risultato: squadra stravolta. Il capitano Pierce, The Big Ticket Garnett e T-Jet Terry hanno preso la via di Brooklyn

Garnett Pierce e Terry ai Nets

Garnett Pierce e Terry ai Nets

in cambio di Humpries, Gerald Wallace, Keith Bogans e Marshon Brooks. 3 contratti onerosi di giocatori a fine carriera in cambio di giocatori in scadenza(Humphries) o più appetibili come pedine di scambio. Inoltre c’è stato l’addio di coach Doc Rivers, accasatosi a LA sponda Clippers, rimpiazzato da Brad Stevens proveniente da Butler University dove ha mostrato indubbie qualità. Il reparto lunghi è quello più scoperto in casa Boston, ma dal draft è arrivato Kelly Olynyk, un centrone di 2.13m da Gonzaga. Ancora acerbo, ma con un futuro molto interessante. Quindi carta bianca ad un coach giovane e con tanta voglia di mettersi in gioco che deve riuscire a fare esprimere al massimo i giovani talenti come Avery Bradley e Jeff Green, sulle cui spalle ricadono molte aspettative in attesa del rientro dell’infortunato Rondo, previsto per la fine dell’anno solare. La preseason non è stata molto incoraggiante, ma ha regalato alcuni buoni spunti per la stagione regolare

coach Stevens

coach Brad Stevens

Rondo e Green

Rajon Rondo e Jeff Green

. Green quando si accende può essere davvero importante, Avery Bradley difensivamente è già un fattore e sta continuando a migliorare in fase offensiva, specie dalla lunga distanza, Gerald Wallace col suo atletismo può mettere in crisi le difese avversarie e può difendere su molte delle ali piccole della lega(compresi Durant e James) e Jordan Crawford potrebbe rivelarsi una buona pedina per la panchina. Tirando le somme questa per i Celtics è una stagione di transizione, ma non si può tankare perchè il materiale umano c’è, ma uno sguardo al draft bisogna lanciarlo perchè il 2014 sarà un anno pieno di talento come non si vedeva da anni. Nel frattempo puntare ai playoff sembra un utopia, ma lo spirito celtico è imprevedibile.

Sofferenza

Con questa parola si può riassumere ciò che aspetta i tifosi di Lakers e Celtics per il 2013/2014. Per 82 partite le due squadre dovranno sudarsi ogni punto di ogni partita in quanto sulla carta i due roster sono inferiori a tre quarti di quelli delle altre franchigie. I Lakers dovranno ingoiare il boccone amaro di vedere i cugini Clippers lottare per il titolo e probabilmente aggiudicarsi gli scontri diretti allo Staples Center. E dovranno rassegnarsi se per la prima volta da parecchio tempo non riusciranno ad acciuffare i playoff. Sulla East Coast la situazione non è granchè migliore. I rivali Bulls e Heat sono nettamente superiori, così come le due squadre della Grande Mela, Nets e Knicks, hanno qualcosa in più come qualità del roster . Sarà dura vedere giocare, e vincere, da avversari al Garden gli idoli di un tempo, Pierce e Garnett, con un’altra maglia. Ad Est la concorrenza per questa stagione sembra essere più agguerita rispetto al passato ma i ragazzi di Beantown hanno tutte le carte in regola per non sfigurare nonostante le difficoltà.

Due nobili squadre che hanno finito un ciclo vincente e ora si apprestano ad abbandonare il gotha della NBA, ma la Storia non si dimentica e, se i tifosi saranno pazienti, nel giro di qualche anno potranno tornare vincenti. Con volti nuovi, ancora più forti di un tempo, con un unico obiettivo: vincere il 34esimo titolo in 2.

Nikolas Subrani (@niksubra)